Camminare, camminare…

Mi piace camminare. Mi è sempre piaciuto. 

No, ok, riformulo.

Narrano le cronache che, da bambina, mi abbiano trascinata in una gita in montagna piuttosto lunga e faticosa. Ad un certo punto avrei proclamato ad una genitrice sbigottita: “Lo dico alla nonna (che mi hai portata a scarpinare su sto c@zzo di monte anziché lasciarmi pascolare tranquilla ai giardinetti)!”. La qual cosa non turbò più di tanto mia madre, che ovviamente mi fece portare a termine la gita.

By the way, con gli anni ho imparato quanto sia gratificante sentire le gambe che dolgono per il camminare. “Meglio piano che sul divano”, no?

Questa settimana sono a casa da sola poiché M. è in centro Italia a trovare la sua famiglia. Così, ho deciso di spostarmi a piedi per andare e tornare dal lavoro. Anche perché, dopo il Crollo del Ponte Morandi, prendere i mezzi è diventato piuttosto complicato.

Big G. dichiara una distanza di circa 12 km totali, confermati dal mio Garmin. Questo richiede di partire da casa solo 15 minuti prima rispetto a quando mi avvalgo dei mezzi pubblici, con un risparmio di 3 euro di biglietto e con un guadagno considerevole in salute.

Non ho considerato, però, che dopo 12 km (più percorrenza aggiuntiva in caso di commissioni varie ed eventuali) i calzini diventano carta vetrata. Così ho vinto due succulente vesciche dolenti sotto due dita del piede destro.

Speriamo solo che questo non influisca sulla possibilità di partecipare alla manifestazione Corri per Via Fillak di domani organizzata dai Zena Runners.

Il risultato è che quello che ho risparmiato in biglietti della metro l’ho speso per l’acquisto di una scorta di calzini tecnici e cerotti contro le vesciche.

Appunto per me: se vuoi camminare, fai attenzione ai calzini, belinona!

Camminare - passi su strada

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